Luce trasmessa
Piani ottici
Gli strumenti necessari a garantire le condizoni di cui sopra sono il condensatore, che contiene anche il diaframma di apertura (2) ed il diaframma di campo (A), che si trova generalmente nella base dello stativo. Osservando più attentamente, notiamo che il diaframma di campo viene riprodotto sul preparato a mezzo del condensatore. Questo diaframma determina quale parte del preparato sarà illuminata. Il diaframma di apertura invece viene riprodotto sulla "pupilla" dell'obiettivo (3) e ne regola l'illuminazione. Tutte le ottiche sono calcolate in modo che con il diaframma di apertura possano essere regolati precisamente anche gli angoli di apertura dei coni di luce. Nel microscopio sono contenuti perciò due diversi gruppi di piani ottici strettamente collegati tra loro.

1 = filamento della lampada, 2 = diaframma di apertura, 3 = pupilla dell'obiettivo, 4 = pupilla dell'occhio dell'osservatore, A = diaframma di campo, B = piano del preparato, C = immagine intermedia nell'oculare, D = retina dell'occhio dell'osservatoreil tratto della luce dentro del microscopio
il tratto della luce dentro del microscopio
Il primo gruppo da 1 fino a 4 definisce il percorso ottico delle pupille e determina la risoluzione del microscopio.

Al secondo gruppo appartengono A fino a D. Questi sono i piani ottici essenziali nel percorso di formazione di un'immagine. Qui l'immagine diventa visibile e ne vengono determinati i limiti. All'interno di un gruppo i piani vengono sempre riprodotti l'uno nell'altro e definiti pertanto "piani coniugati", che significa "collegati tra loro".

Non è azzardato quindi affermare che quasi tutta l'arte della microscopia – se non si tiene conto del lavoro di preparazione dei campioni – consiste nel corretto uso dei diaframmi di campo e di apertura. Fortunatamente, esistono regole molto semplici. Nelle pagine che seguono descriveremo in dettaglio come impostare correttamente il microscopio secondo le regole di Köhler. Il principio di Köhler viene compreso molto più facilmente se si acquisisce il significato degli speciali piani ottici menzionati precedentemente. Questa relazione può essere rappresentata come segue:

diaframma di campo
diaframma di apertura
(pupilla)
  • A fino a D
  • 1 fino a 4
  • campo visivo, illuminazione, immagini intermedie
  • Potere di risoluzione, tecniche di contrasto, luminosità
  • Reticoli e scale
  • Filtri ottici e per contrasto
  • L’impostazione avviene mediante questo diaframma
  • L’impostazione avviene mediante questo diaframma

Il fatto che questi piani formino immagini sovrapposte può anche avere conseguenze negative. L'esempio migliore è dato dalle particelle di polvere sul reticolo nell'oculare: esse vengono riprodotte nitidamente insieme all'immagine microscopica e non contribuiscono certo alla qualità della fotografia.

Quanto espresso precedentemente, mette in luce l'importanza del consensatore in microscopia, il quale concentra il raggio di luce dell'illuminazione sul preparato. E’ non meno importante di obiettivi ed oculari; il condensatore infatti, fa apparire il preparato nella sua giusta luce.

Se si vuole ottenere la massima intensità possibile, occorre scegliere il sistema dell'illuminazione critica dove la sorgente di luce non viene riprodotta sulle pupille, bensì sull'oggetto. Ciò produce un'illuminazione non uniforme. Questo tipo di illuminazione si ottiene orientando opportunamente il collettore della lampada (fluorescenza).

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