Documentazione dell' immagine
Videomicroscopia
Circa 30 anni fa, i ricercatori pensarono di sostituire le pesanti e leggermente rumorose macchine da presa con telecamere – allora altrettanto pesanti. I movimenti degli organismi microscopici potevano essere visti "dal vivo" da numerosi spettatori e le immagini in movimento registrate su nastri magnetici, che rendevano più semplice l'uso dei documenti fotografici. Dei tempi delle macchine da presa è rimasto unicamente il cosiddetto "raccordo passo C". Le prime telecamere avevano una cosa in comune con le macchine da presa: i tubi di ripresa avevano un diametro esterno di 1" (pollice), ma un target attivo per immagini con una diagonale di 16 mm – come nelle pellicole cinematografiche. Per questo motivo era possibile adattare le telecamere al microscopio con lo stesso adattatore usato per le macchine da presa, vale a dire il raccordo passo C.

ein Mikroskop mit Adapter

La tecnica dei tubi da ripresa è ormai cosa del passato, ma è sopravvissuta nella denominazione dei moderni sensori CCD. Nessuno può dire quale parte di un sensore CCD da 1/2" sia realmente grande 1/2". La cosa diventa più chiara quando si pensa ai tubi di ripresa con un diametro esterno di 1/2", il cui target era perciò di soli 8 mm in diagonale.



Ciò che i moderni sensori a semiconduttori hanno in comune è una superficie attiva molto piccola (CCD da 1/3" una diagonale di soli 5,3 mm). E qui incominciano i problemi: se questi sensori vengono inseriti direttamente nell'immagine intermedia, essi riprendono solo una frazione dell'immagine visibile nell'oculare: solo il 4% nel caso del sensore da 1/2"! La cosa era molto più semplice con il vecchio tubo da ripresa, dato che con una diagonale di 16 mm si copriva almeno il 37% dell'area dell'immagine intermedia.

Qui troviamo una situazione opposta a quella della fotomicroscopia, dove l'immagine deve essere ulteriormente ingrandita di un fattore di 2,5x a causa del formato del fotogramma, che ha una diagonale di 43 mm.

Oggi sono necessari adattatori ottici, se non vogliamo vedere immagini microscopiche grandi come un francobollo. Assurdamente, ciò che deve essere fatto è ridurre le dimensioni dell'immagine intermedia, che con tanta difficoltà abbiamo appena ingrandito. Naturalmente, la fedeltà cromatica e la risoluzione devono rimanere inalterate, per cui gli adattatori TV devono contenere ottiche molto complesse. Per questo motivo, alle piccole telecamere CCD si associano adattatori necessariamente grandi, formando a volte complessi di dimensioni notevoli.

Nel frattempo però, qualcosa è cambiato in videomicroscopia. Gli schermi televisivi vengono ancora usati nelle aule davanti ad un grande numero di spettatori, ma le telecamere CCD vengono sempre più spesso abbinate ai videoprinter, perchè questa associazione fornisce un'alternativa rapida e sicura alla fotografia a sviluppo immediato. Anche la digitalizzazione delle immagini televisive per un'ulteriore elaborazione e memorizzazione nei computer è oggi diventata economicamente conveniente. La tendenza riguardante i sensori elettronici di immagini in microscopia si sta allontanando dalla telecamera per indirizzarsi verso il cosiddetto "Slow-Scan CCD sensor", che è più simile ad una fotocamera digitale. Il motivo è evidente: perchè leggere 25 o 30 immagini ogni secondo, se ormai l'essenza è rappresentata dalla videografia? Meglio procedere più lentamente, ma anche con maggior precisione, con meno rumore e con una miglior risoluzione.

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